Mors nell’epidemia difterica
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- MORS
- nell'epidemia difterica
- Quando a le nostre case la diva severa discende,
- da lungi il rombo de la volante s’ode,
- e l’ombra de l’ala che gelida gelida avanza
- diffonde intorno lugubre silenzïo.
- Sotto la venïente ripiegano gli uomini il capo,
- ma i sen feminei rompono in aneliti.
- Tale de gli alti boschi, se luglio il turbine addensa.
- non corre un fremito per le virenti cime:
- immobili quasi per brivido gli alberi stanno,
- e solo il rivo roco s’ode gemere.
- Entra ella, e passa, e tócca; e senza pur volgersi atterra
- gli arbusti lieti di lor rame giovani;
- miete le bionde spiche, strappa anche i grappoli verdi,
- coglie le spose pie, le verginette vaghe
- ed i fanciulli: rosei tra l’ala nera ei le braccia
- al sole a i giuochi tendono e sorridono.
- Ahi tristi case dove tu innanzi a’ vólti de’ padri,
- pallida muta diva, spegni le vite nuove!
- Ivi non piú le stanze sonanti di risi e di festa
- o di bisbigli, come nidi d’augelli a maggio:
- ivi non piú il rumore de gli anni lieti crescenti,
- non de gli amor le cure, non d’imeneo le danze:
- invecchian ivi ne l’ombra i superstiti, al rombo
- del tuo ritorno teso l’orecchio, o dea.
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